— E la cena? Perché la tavola è vuota? — rimase interdetto il marito.

— È dove sono finiti anche i tuoi soldi! — rispose seccamente la moglie.

 

— Allora? Con cosa mi sorprenderai oggi, moglie? Oh, quanto ho fame! Mangerei un bue intero adesso! — Marco fece irruzione rumorosamente nell’appartamento, appena rientrato dal lavoro.

 

Era convinto che la moglie, che tornava sempre prima di lui, fosse già a casa e, come al solito, stesse cucinando in cucina aspettandolo. Era sempre stato così e nulla doveva cambiare nemmeno quel giorno.

 

Ma quando Marco entrò in cucina e vide il volto di Anna, capì subito che quella sera non avrebbe mangiato. E che lo scandalo era inevitabile.

*

— Anna, dov’è la cena? Che succede? Perché la tavola è vuota? — chiese Marco, ancora incapace di credere che fosse successo qualcosa di serio.

 

Anna sedeva al tavolo della cucina, cupa come una tempesta. Indossava gli stessi vestiti con cui era uscita al mattino per andare al lavoro: un tailleur color ocra e una camicia chiara. Per una ragione strana e ancora sconosciuta al marito, non si era cambiata nel solito comodo accappatoio che indossava sempre rientrando a casa e che le stava così bene.

 

Sul tavolo quasi vuoto c’era soltanto una bottiglia di vino rosso secco, acquistata da Anna un paio di mesi prima al supermercato, quando insieme avevano fatto la spesa per il prossimo Capodanno.

 

— Spumante ce l’ho, anche il liquore, ma vino no. E se un giorno, dopo una dura giornata di lavoro, avessi voglia di bere un bicchiere, eh? — rifletteva Anna, mettendo la bottiglia nel carrello.

— Prendine pure cinque! Io che problema ho? Lo sai, per me è lo stesso. Io rispetto la birra, — aveva risposto il marito.

 

La bottiglia era già stata stappata e il vino versato nel calice, che Anna, a giudicare da tutto, riempiva non per la prima volta.

 

Ma ciò che sorprese Marco ancora di più fu l’odore di fumo di sigaretta in cucina. E questo dopo che, cinque anni prima, Anna aveva definitivamente abbandonato quella cattiva abitudine.

 

Marco guardò la moglie con cautela, temendo ciò che sarebbe seguito alle sue domande.

 

Anna girò lentamente la testa verso il marito appena entrato e, lanciandogli uno sguardo carico di disprezzo, disse:

 

— La cena è dove sono finiti anche i tuoi soldini, caro.

 

— Anna, è successo qualcosa? — Marco decise di cambiare approccio e, dimenticandosi della cena, cercò di capire la causa di quel comportamento così insolito per una moglie sempre gentile.

 

— È successo? — la moglie parve quasi sorpresa dalle sue parole. — A me no. A te, molto probabilmente sì. Perché da domani tu non vivi più qui. E comincerai ad abituarti al tuo nuovo status: uomo divorziato.

 

*

Marco inizialmente sorrise appena — un sorriso breve, nervoso, come se avesse sentito non una minaccia, ma una battuta mal riuscita.

 

— Ma che dici, Anna… — si passò una mano sulla nuca. — Hai bevuto troppo. Evitiamo queste scenate. Sono stanco.

 

Lei fece un tiro lento, scosse la cenere nel piattino e solo allora rispose:

 

— Stanco? Interessante. Sai quanto ci si stanca quando per anni si tappano buchi di cui il marito non sospetta nemmeno?

 

Lui si accigliò, si avvicinò e le scrutò il volto, come se sperasse di ritrovare la moglie di sempre — quella che si affaccendava ai fornelli e gli chiedeva se avesse fame.

 

— Di cosa stai parlando?

 

Anna posò il calice sul tavolo. Il vetro tintinnò secco, come un punto fermo alla fine di una frase.

 

— Oggi sono stata in banca, Marco.

— E allora?

— E ho scoperto che dal nostro conto comune, negli ultimi sei mesi, è sparita una somma con cui si poteva comprare un’auto.

 

Si immobilizzò. Solo per un istante. Ma a lei bastò.

 

— Hai frugato nel mio telefono? — chiese lui bruscamente.

— No. Ho semplicemente aperto gli occhi, finalmente.

 

La stanza sembrò rimpicciolirsi. L’aria si fece densa, impregnata di vino, fumo e verità, da cui non ci si poteva più sottrarre.

*

— È una cosa temporanea — iniziò lui in fretta. — Restituirò tutto. È stato un periodo difficile…

— Per te sì — lo interruppe Anna. — Per me, a quanto pare, è la normalità. Lavorare, pagare, credere e tacere.

 

Si alzò. Lentamente, con sicurezza. Niente isteria, niente lacrime — solo una stanchezza che spezzava le ossa.

 

— Sono stanca di essere lo sfondo della tua vita, Marco. Stanca di essere quella per cui “va tutto bene”, anche quando tutto va a rotoli.

 

— Mi stai cacciando per dei soldi? — sorrise lui con voce roca.

 

Anna si avvicinò all’armadio, tirò fuori una cartella preparata in anticipo e la posò sul tavolo.

 

— Per le bugie. I soldi sono solo la prova.

 

Lui aprì la cartella. Documenti, estratti conto, una richiesta. Tutto ordinato, professionale. Come lei sapeva fare.

 

— Avevi già deciso tutto… — mormorò.

— Sì. Oggi. Quando ho capito che per te la cena contava più della verità.

 

Guardò l’orologio.

 

— Hai la notte per fare le valigie. Domani mattina cambio le serrature.

 

Marco rimase in silenzio a lungo. Poi annuì lentamente, come se fosse improvvisamente invecchiato di qualche anno.

*

— Non pensavo fossi capace di questo.

 

Anna accennò un sorriso stanco.

 

— Nemmeno io lo pensavo. Ma sai… a quanto pare sono capace anche di molto di più.

 

Aprì la finestra. L’aria fredda scacciò il fumo. Da qualche parte sotto, la città rumoreggiava — indifferente, viva, reale.

 

Anna si versò l’ultimo bicchiere, ma non bevve. Rimase semplicemente lì a guardare il buio, in cui finalmente non c’era paura, ma silenzio.

 

E in quel silenzio, per la prima volta dopo molti anni, si sentì calma.